Archive

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Dal prediciottesimo alla condivisione spasmodica online: come ti teatralizzo l’esistenza

4 maggio 2013 1 commento

Il copione è sempre identico: paesaggi bucolici in cui il pre-adulto o la pre-adulta di turno mostrano pose riflessive e profonde, poi di colpo un panorama metropolitano, la comparsa di una macchina di lusso che ispira movenze disinvolte mentre la musica in sottofondo si fa più scattante; e si arriva all’immancabile spiaggia che giustifichi il “déshabiller” e le movenze da backstage del calendario di Max per chiudere, di solito, con qualche abilità da mettere in mostra: chi danza, chi palleggia, chi fa semplicemente qualche flessione.

Si parla dei cosiddetti prediciottesimi, video commissionati a studi fotografici in occasione del raggiungimento della maggiore età, che vengono poi proiettati durante la festa per mostrare agli invitati come in fondo conoscano molto poco del loro amico o amica. Si va dai 600 ai 2000 euro di costo, ovviamente a carico dei genitori, spesso fieri di donare ai loro pargoli un videoclip di 20 minuti o meno in cui possano vedersi finalmente “uomini” o “donne”, se essere uomini o donne oggi significhi trovare una scusa per spogliarsi di fronte a panorami geograficamente notevoli.

La tendenza a cercare di apparire ciò che non si è nella realtà, è forse anche normale in un’età simile, ma raggiunge l’acme nei videoclip in oggetto, postati, condivisi, commentati e condotti ad un grado di celebrità che supera i trailer dei film in uscita. Siamo chiari: storicamente non si è mai smesso di sognare, di vedersi calciatori, modelli, piloti o astronauti, ma prima dell’era della condivisione, dell’approvazione virtuale e della teatralizzazione globale dell’esistenza era più facile che quelle fantasticherie – magari pure innocenti, perché no – svanissero per andare incontro a qualche ostacolo che imponesse un inevitabile disincanto. Ora sembra che tutto sia giustificato e giustificabile, lecito e pure dovuto. Perché se ai sogni in fondo non puoi far altro che contrapporre le mazzate fra capo e collo che ti dà un datore di lavoro, un nonno che ne ha viste tante o anche un amico un po’ più maturo di te, la trasformazione di quelle fantasie in qualcosa che, per quanto patetico e idealmente confuso, diventa concreto, rende tutto più difficile.

E allora calcando il tanto vituperato stereotipo del “si stava meglio quando si stava peggio” viene da chiedersi se non siano più sani i passaggi all’età adulta così come li interpretavano gli indiani d’America: una settimana in mezzo ad un bosco senza cibo né acqua e poi vediamo che idee ti fai della vita. Viene da pensare a quella vigorosa risposta del regista Ken Loach agli sfarzi americani che coronavano il compimento dei sedici anni; Sweet Sixteen si chiamava appunto la pellicola, e ritraeva le peripezie di un adolescente con la mamma in carcere che campava d’espedienti e microcriminalità fino ad un omicidio che cambiava tutto e che, proprio nel giorno del suo sedicesimo compleanno, lo poneva di fronte ad una maturazione che poco aveva a che fare con le camicie sbottonate, le macchine di lusso e gli occhiali da sole a specchio.

È il paradosso dei nostri tempi: non occorre più fare le cose, sbatterci la testa contro. Non si esprime più se stessi con una chiacchierata, un lavoro, la manifestazione verbale e fisica di un pensiero che ci identifichi. Basta un videoclip che ci dipinga fighi o almeno più che accettabili socialmente, tre o quattro frasi su un social network che evidenzino cosa ho fatto e perché. Ed ecco che su Facebook nasce la PFDM (performance sessuale di merda) dove si spiattella per filo e per segno (e con una grammatica abominevole) le proprie avventure sessuali che – si presuppone – debbano essere esilaranti, catastrofiche, concludersi con qualcosa di veramente singolare; ma così non è perché in realtà quello che più preme è evidenziare la propria esistenza, la propria storia, sbraitare pubblicamente: “Ehi ragazzi, faccio sesso anche io!”. E quindi le cosiddette pagine “Spotted”, dove ci si insulta gratuitamente, si cercano timidi approcci del tipo “C’hai due bocce da paura, che ne dici se si va a prendere un caffè insieme?” o si rivendicano azioni mai compiute nella realtà ma che importa, il fatto stesso di scriverle e vedersele pubblicate sul web, gli conferisce qualcosa in più che un alone di verità, una vera e propria unicità, la creazione di un oggetto socialmente approvato che sta lì e rimane lì, posso rileggerlo e trarne godimento quanto mi pare.

Per ricadere nuovamente nella banalità citazionistica, forse qualcuno di voi ricorderà ancora il Mark Renton di Trainspotting che nel bel mezzo del caos di una discoteca londinese degli anni novanta notava come l’esibizionismo stesse cambiando il mondo, “Fra mille anni non ci saranno più né maschi né femmine ma solo segaioli” pensava il tossico irlandese. E non si può credere che sia un’esasperazione perché oggi l’importante non è più fare, ma semplicemente dire di aver fatto e premurarsi – cosa più importante – di conferirgli un’etichetta. Tutto ciò che un tempo riferivi agli amici solo se t’andava, ora lo condividi, perché un mi piace dà mille volte più soddisfazione di una risata o una pacca sulla spalla. Una sorta di masturbazione senza fine dunque, che non costituirebbe nemmeno un gran problema in sé  – la masturbazione intendo – il fatto è che ci accontentiamo di quella. Ci basta e ci avanza.

Marco Ciotola

Categorie:Uncategorized

Un milanese incontra un napoletano.

21 marzo 2012 1 commento

Uè terùn, te se propri un pirla! Avec ul coo d’una gajna, ciaparàtt! Ma basta con ‘sta Camorra! Eh che io sto qui a laurà per ti! Ma va a ciapal in del lisca!”

“Cumpagn mio, invece e’ pensà a me e a’ cazzi miei, forse è mo’ ca’ riflett nu’ poco e’ cchiu’ a’ cazzi tuoi, ca’ ultimamènt a Milano si vedono cchiu’ ladri ca’ allenator dell’Intèr.”

Da Casapound alle bombe carta di Serpentara, piccolo viaggio nella politica delle botte

22 giugno 2011 Lascia un commento

Poche parole e tanta violenza nei sempre più frequenti scontri fra collettivi dalle ideologie distinte                                                                                          Si comincia venerdì 29 aprile, di buon mattino. Scoppia una rissa all’interno della facoltà di Lettere della Federico II di Napoli. Da una parte militanti neofascisti di Casapound, dall’altra studenti dei collettivi universitari, entrambi con una propria, diversissima versione dei fatti. Lo scontro non è da scherzi, ci sono coltelli, alcuni parlano di “manici di piccone” e quattro giovani finiscono all’ospedale. Nel pomeriggio è ancora il capoluogo campano ad essere teatro di violenze: a San Gaetano venti giovani aggrediscono il candidato sindaco del Pdl Gianni Lettieri, «Fascista di m..» gli gridano fra botte e sputi, mentre in serata basta spostarsi di alcuni chilometri per imbattersi in un’altra guerriglia urbana dal copione identico: Casapound contro collettivi di sinistra in Piazza Dante, prima di andare a letto. Ma il risveglio non è dei migliori perché poco prima delle 13 un ordigno esplode in Piazza Bovio di fronte alla sede regionale del Pdl. «È l’ennesimo atto vile di chi non ha a cuore la propria città» commenta Lettieri mentre scattano come razzi accuse e nette prese di posizione a destra e sinistra.

Cambia regione, non cambia musica. A Roma una bomba carta sfonda la vetrata del palazzo dove risiede Alberto Palladino, portavoce dell’occupazione di Casapound. Il ragazzo era stato riconosciuto solo pochi giorni prima fra gli aggressori di alcuni coetanei di opposta fazione politica. Il collettivo di estrema destra non ha dubbi riguardo i colpevoli e accusa «chi si è prestato al gioco irresponsabile degli antifascisti romani, impazziti all’idea di un intrusione  in una zona che credono sotto il loro controllo […] avallando l’idea che con la menzogna e i metodi mafiosi si possa ottenere qualunque risultato». A Roma Nord invece, un ventiduenne, attivista politico, viene malmenato da un gruppo di ragazzi probabilmente riconducibili all’area dell’estrema destra, «stai attento a quello che fai» minacciano allontanandosi.

La struttura purtroppo è ciclica. Ci si accusa a vicenda, si compiono azioni violente e si aspetta la puntuale ritorsione. Si disegnano svastiche a cui si risponde con stelle a cinque punte. Si venera Hitler, si va in giro con i bastoni, si diventa esperti di esplosivi fatti in casa. E poi con estrema naturalezza si parla di «problema politico», di «inquinamento delle liste» di «clima violento creato dall’opposizione» e forse anche un po’ inconsciamente si alimenta la battaglia. La politica delle botte e dei calci, dove se sei in disaccordo col leader avversario gli vai a sputare in faccia e se vedi che qualcosa di illegale sta succedendo nel tuo quartiere ti mobiliti a tua volta per organizzare una “giustizia” altrettanto illegale, non è una politica sbagliata, semplicemente non è politica. Esiste un sano attivismo politico, un genuino interesse verso il futuro della propria città o del proprio quartiere che non ha nulla a che fare con tutto questo e sarà meglio cominciare a fare i dovuti distinguo affinché l’attenzione mediatica e sociale verso atti del genere non sia minore, ma sia diversa e anche la più remota possibilità di giustificare simili tensioni come possibili conseguenze di una dicotomia governativa venga disintegrata.

Punto Basket – Speciale Playoff NBA

1 maggio 2011 Lascia un commento

Archiviato il primo turno di post-season, già qualche verdetto è stato emesso. Il più clamoroso è senz’altro l’uscita di scena dei San Antonio Spurs, migliore record ad Ovest, per mano dei semi-sconosciuti Memphis Grizzlies. I ragazzi di Gregg Popovich hanno infatti incassato un netto 4-2 dalla franchigia del Tennessee, segno del fatto che la celebre dynasty, che ha portato alla città texana ben quattro titoli NBA, sembra avviata sul viale del tramonto: la faccia che dice più di tutto a questo proposito è quella di Tim Duncan, che ha fatto registrare le peggiori prestazioni della carriera in post season per media punti e rimbalzi. Le soprese, però, potrebbero non essere finite qui. Nelle righe che seguono, una panoramica sulle semis che si giocheranno nei prossimi giorni, con un personalissimo pronostico per ognuna di esse. Partiamo proprio da quella che vedrà impegnati i mattatori degli Spurs.

Oklahoma City Thunder – Memphis Grizzlies A nulla sono valsi i tentativi di Tony Parker e Manu Ginobili, per superare una Memphis senza grandi nomi, ma dotata di grande freschezza e dell’incoscienza della gioventù. Uno dei maggiori artefici della vittoria sugli Spurs, nonché della favolosa stagione della squadra di coach Hollins fino a questo momento, è senz’altro Zach Randolph, che a trent’anni sembra aver finalmente messo la testa a posto, e che ha sfornato la migliore stagione della carriera. Non bisogna però dimenticare un manipolo di giovani in rampa di lancio come Mayo, Gasol (piccolo), Conley e Vasquez, oltre ai più esperti Powe, Allen e Battier. In semifinale di Conference incontreranno i Thunder di Oklahoma City, altra squadra ricca di giovani scalpitanti come Durant (miglior marcatore della regular season) Harden, Ibaka, Westbrook e Sefolosha. A questi si è unito anche Kendrick Perkins, centro ex Celtics già vincitore di un titolo NBA. Il pronostico è a favore dei Thunder, sulla base di quanto fatto vedere da ottobre ad oggi; ma sulla carta anche gli Spurs erano superiori ai Grizzlies, per cui è lecito aspettarsi di tutto da questa serie, specie se i compaesani di Elvis potranno contare sulla spinta di un FedEx Forum che mai aveva visto tanta affluenza di pubblico come in questi giorni. Ciò che è sicuro è che, e siamo pronti a scommetterci, queste due squadre nel giro di qualche anno potranno competere stabilmente per le pù alte posizioni della Western. Pronostico: Thunder

Los Angeles Lakers – Dallas Mavericks I campioni in carica sono reduci da un’annata strana, fatta di alti e bassi. Rispetto all’anno passato, l’impianto è lo stesso e la panchina è più lunga, tuttavia il record è peggiorato, assieme alle prestazioni dei singoli, in particolare Gasol (grande) e Artest. Restano comunque i favoriti per questa serie e per la supremazia a Ovest. La marcia in più potrebbe giungere da Phil Jackson, che già da un po’ ha finito le dita in cui infilare anelli, ma che ha fatto capire che potrebbe abbandonare il basket a fine stagione. C’è quindi da scommettere che Kobe Bryant e i suoi daranno l’anima per fare questo (possibile) regalo d’addio allo storico coach. Di fronte a sé incontreranno però Dallas, da diversi anni presenza fissa nei playoff. Marion, Terry, Chandler, Butler e Barea, oltre che l’inossidabile Kidd e l’All-Star Nowitzki (miglior talento europeo degli ultimi anni) sono le carte a disposizione di coach Carlisle per tentare di mettere in difficoltà i Lakers. Dovessero vincere la serie, i Mavericks avrebbero la seria possibilità di accedere alle Finals, dove sono già stati nel 2006, per poi clamorosamente perdere dopo essere stati avanti 2 a 0 contro Miami. Pronostico: Lakers

Chicago Bulls – Atlanta Hawks Un uomo solo al comando: Derrick Rose. Da lui dipenderanno le sorti dei Tori. Se le sue prestazioni rimarranno sui livelli della stagione regolare, la squadra di Thibodeau dovrebbe aver facilmente ragione degli Atlanta Hawks, e a quel punto potrebbe sognare la finale NBA, da guadagnare contro la vincente fra Boston e Miami. Ma per il momento c’è da pensare alla semifinale, in cui incontreranno gli Hawks, che un po’ a sorpresa hanno sconfitto i peggiori Orlando Magic degli ultimi anni. Le possibilità di Atlanta sono affidate alla classe di Joe Johnson, apparso comunque in calo rispetto alla stagione passata, e all’esplosività di Al Horford e Josh Smith. Attenzione, inoltre, al contributo dalla panchina di Jamal Crawford, per distacco migliore dei suoi nella serie contro Orlando. Pronostico: Bulls

Boston Celtics – Miami Heat Probabilmente la semifinale più equilibrata. Sicuramente, la più spettacolare. Bulls permettendo, qui ci si gioca la supremazia a Est. I Verdi del Massacchussets, che hanno spazzato via New York, sono gli stessi che hanno vinto il titolo nel 2008: i big three che poi sono diventati big four con l’aggiunta del miglior play in circolazione, Rajon Rondo. Nonostante abbiano subito una mini rivoluzione, con la partenza a metà stagione di Perkins e l’arrivo di Jermaine O’Neal nel ruolo di pivot, la difesa è la migliore della NBA, con 81 punti concessi a partita. L’unica cosa da verificare sarà la tenuta fisica dei “vecchi”. Se sarà ottimale, i Celtics potrebbero aggiudicarsi il titolo di Conference per poi incontrare i rivali di sempre (i Lakers) nella più classica delle Finali. Dall’altro lato, ci sono però altri tre big, che compongono, forse, il terzetto più spettacolare mai visto sui parquet NBA. Se vogliono arrivare fino in fondo, Wade, James, Bosh e compagni devono fare una sola cosa: correre, correre, correre. Gli Heat sono infatti quasi inarrestabili in situazioni di campo aperto e transizione, mentre nel corso della stagione hanno palesato una notevole difficoltà contro la difesa schierata. E poiché proprio la difesa è il punto forte della squadra di Doc Rivers, e visto che, in genere la somma dei giocatori in campo non fa il totale (il Real Madrid, calcisticamente parlando, insegna), la sensazione è che saranno i Celtics a spuntarla, anche se la serie sarà moolto lunga. Pronostico: Celtics

Categorie:Sport, Uncategorized Tag:, ,

Da grande voglio fare il terrorista

8 febbraio 2011 1 commento

Che tra l’altro può essere un mestiere nobile. Nobilissimo. Lo scopo è di quelli che ti fanno sentire qualcuno, gli ideali, gli obbiettivi… forse i modi possono ai più risultare bruschi, ma a volte possono essere efficaci in tempi brevissimi.
Da grande vorrei spaventare le persone, incutere timore, quello vero, quello che ti fa pensare bene a cosa stai facendo, quello che ti fa guardare le persone con fare circospetto, che ti fa evitare il losco figuro e abitudini di dubbio profitto; vorrei terrorizzare, agghiacciare, sgomentare chiunque ritengo ne abbia bisogno, in ogni modo, ad ogni costo. Lo scopo sarebbe nobile, nobilissimo, quasi eroico: salvare delle vite umane.
Vorrei guardare in faccia un fumatore e digli che sta morendo, lentamente ma inesorabilmente, e che deve pregare per finire schiacciato in un incidente d’auto, tra le macerie di un palazzo o ucciso con una pallottola tra gli occhi, per sperare di avere una fine di gran lunga migliore di quella che il suo tumore, a breve, gli regalerà. Vorrei parlargli delle sue chance di vincere la battaglia contro il cancro e spiegargli che gli resta la sola possibilità di morire prima che il tumore ci pensi da sé.
Vorrei guardare nelle palle degli occhi un ragazzino che muove i suoi primi passi nel mondo delle droghe leggere e portarlo con me tra le corsie del mio reparto: vorrei che facesse la conoscenza di qualche mio paziente che ad oggi parla con i mostri, con i morti, con Dio in persona, pazienti con la vita distrutta a 30 anni, 10 dei quali passati a rollare erba nel buio dei vicoli di città. E poiché nessun ragazzino, piccolo o grande che sia, potrebbe mai credere che le canne friggono il cervello, vorrei rincontrarlo anni dopo, quando da fanciullo diventa paziente e fargli leggere robe come questo; rinfacciargli il senso di pena sarebbe ormai inutile.
Vorrei incontrare un atleta che sul letto d’ospedale parla di come ha vinto grazie a tutta quella merda che s’è iniettato negli anni. Vorrei sentirlo mentre si pente di tutto quello che ha fatto, dei reati commessi, o peggio ancora degli inganni sportivi verso i suoi avversari e verso tutti coloro che lo hanno osannato, sostenuto e, spesso, imitato; e, spesso, imitato in tutto.
Vorrei far conoscere loro tutte quelle persone che stanno morendo senza mai aver fumato una sigaretta, una canna o senza mai aver assunto sostanze stupefacenti, dopanti, stimolanti, dimagrenti o in qualsivoglia maniera tossiche.
E vorrei cancellare la speranza, la speranza che le cose si sistemeranno, che ti porta a chiedere “che possibilità di guarigione ci sono?”, l’aspettativa che ti porta a viaggiare per l’Italia, per il mondo, in cerca di risposte: vorrei far capire per tempo alle persone che la speranza non esiste, che c’è una causa e un effetto e nell’effetto molto spesso c’è spazio solo per la morte.
Vorrei provare rabbia, ma so già che non sarà così; so già che proverò compassione per chi, sotto il peso del proprio egoismo, pensa di essere l’unico attore nel gioco delle proprie scelte, di poter scegliere di rischiare la vita sapendo che la decisione riguarda solo se stesso. Purtroppo, però, la morte non è mai una condanna, ma resta la migliore soluzione al male che s’è fatto, a sé stessi e agli altri, a coloro che invece resteranno qui su questa terra, a prendersela in pubblico con l’inettitudine dei medici e a piangere in privato le sciocchezze di una persona a cui, stupidamente, hanno voluto bene.

Nella foto: Adamo ed Eva, Tintoretto (1550-1553)

Scrivi per il blog

15 gennaio 2011 Lascia un commento

World Wide Wondering invita tutti ad inviare i propri post a worldwidewondering@yahoo.it; siamo alla continua ricerca di nuovi collaboratori.

Grazie.

Categorie:Uncategorized