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Bastardi senza gloria

Incuriosisce, diverte e coinvolge l’ultimo lavoro di Tarantino omaggio a un film italiano di Enzo G. Castellari del 1978 e continua rivisitazione, tramite colonne sonore e inquadrature ravvicinate, dei film dell’immortale Sergio Leone.  Tarantino prende la storia e la rivolta, la sconvolge, la riscrive facendoci vedere quello che molti avrebbero voluto vedere davvero. La pellicola, divisa in cinque capitoli, prende il via nella Francia occupata dai nazisti dove Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent) riesce a scappare dopo aver assistito al massacro della sua famiglia. Alcuni anni dopo la stessa ragazza dirige un cinema a Parigi sotto falsa identità e gli capita quasi per caso una preziosa occasione per vendicare una volta per tutte le infamie subite. Al contempo un gruppo di soldati ebrei guidati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt) semina il panico fra i nazisti uccidendoli e torturandoli  fino a che non si presenta anche per loro l’occasione per un colpo molto grosso.

Non è come si potrebbe pensare un film di sola azione, sparatorie e uccisioni anzi per la maggior parte del tempo può dirsi un film statico che non perde mai, neanche per un istante, la brillantezza, l’ironia, la genialità. Tarantino gioca con i personaggi, dando a tutti caratteri forti, sempre riconoscibili e a tratti anche un po’ stereotipati. Se la spassa con i dialoghi carichi di sarcasmo, si diverte con le citazioni ed i rimandi ad altri film, ci fa rivivere anche un tratto di una delle fiabe fanciullesche più conosciute in assoluto come Cenerentola anche se poi la Cenerentola in questione finisce strangolata. Gioca con il pubblico, con i personaggi e con i sentimenti facendo scorrere il tutto in un contesto ben definito per cui ogni cosa risulta modellata da quella realtà che lo spettatore ha modo di fare sua sin da subito. Lo stesso regista afferma di aver mescolato insieme lo spaghetti western, il war movie, il thriller, il comico, la spy story per uscire dai canoni banali con cui viene troppo spesso raccontata la seconda guerra mondiale.

Se il film riesce nell’impresa di risultare semi-realistico gran parte del merito va a Christoph Waltz (colonnello Hans Landa), semplicemente perfetto nei panni di un cacciatore di ebrei estremamente motivato e convinto dell’utilità delle sue azioni, abile con la parlantina e quasi robotico nelle movenze. Convincente e particolarmente ironico anche Brad Pitt, tenente solido ed imperturbabile alla guida dei Bastardi.

Si è parlato di scene molto violente e in effetti la violenza, seppur in pochissime sequenze, c’é ma non è mai gratuita, piuttosto è ironizzata, esasperata, tanto da non risultare per nulla disturbante proprio perché è inserita in una cornice grottesca. Il desiderio di vendetta, che sembra la colonna portante del film,  si affievolisce  nel finale lasciando spazio alla speranza. La speranza di salvezza per milioni di persone.

È chiaro che il cinema permette di fare molte cose, anche di riscrivere la storia, ma occorre essere davvero bravi per non risultare ridicoli. Tarantino lo è.

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