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Viva l’Italia

Centocinquant’anni fa nasceva lo Stato Italiano. L’unità ritrovata dopo quasi un millennio e mezzo, da quando l’ultimo discendente della stirpe dei Cesari fu consegnato alla storia. Una storia gloriosa, in cui per anni il centro del mondo si è trovato al centro del celebre Stivale. Dopodiché, secoli e secoli di occupazioni, invasioni, dominazioni. Visigoti, Bizantini, Longobardi, Normanni, Arabi, Francesi, Spagnoli, Austriaci, Tedeschi, Inglesi, Americani. Ognuno di questi popoli ha considerato l’Italia come una terra di conquista, attratto dall’importanza strategica, culturale, commerciale che essa ha sempre rivestito. Centinaia di Principati Ducati Granducati e Arciducati, papi che combattono imperatori, imperatori che nominano antipapi, intrighi, società segrete, pugnalate alle spalle, cannonate, saccheggi, alleanze durate un solo giorno, città vicine che d’un tratto si trovano a dover combattere l’una conto l’altra, battaglie fra condottieri stranieri, campagne bruciate, città distrutte e ricostruite e di nuovo distrutte e di nuovo ricostruite. Gli orrori di due guerre mondiali combattute in casa nostra, l’oppressione fascista, le grida dei nostri concittadini trucidati dal piombo straniero, i soffitti delle nostre case che tremano al passaggio di eserciti tedeschi e americani e crollano sotto colpi di mortaio. Il nostro Paese ridotto ud un cumulo fumante di macerie. Fino ad arrivare al 2011, in cui i problemi che ci si pongono sono diversi, complessi e delicati: politici corrotti, disoccupazione, immigrazione, crisi economica, terremoti, un’immagine e un ruolo a livello internazionale da ridisegnare.

Nell’affrontarli, non dobbiamo tuttavia dimenticare una caratteristica che solo noi al mondo possediamo: quella di essere un po’ greci e un po’ romani, un po’ francesi e un po’ arabi, un po’ spagnoli e un po’ levantini. Ognuno dei popoli che è passato per il nostro Stivale ha infatti lasciato in retaggio una parte della propria cultura, delle proprie usanze, del proprio cuore e della propria mente. Abbiamo saputo condensare in noi le migliori qualità di tutte le genti. E dato i natali a moltissimi grandi uomini: Galilei, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Dante, Verdi, Rossini, Vivaldi, Garibaldi, Mazzini, Cavour, fino ad arrivare ai moderni Fermi, Rubbia, Mattei, Fo eccetera. Alcuni di questi grandi uomini avevano un sogno chiamato Italia. Centocinquant’anni fa l’hanno realizzato.

E se accade di provare vergogna d’essere Italiani, essa non potrà mai superare l’orgoglio che ci provocano la nostra storia, la nostra cultura, le nostre città, le imprese dei nostri grandi concittadini di ieri e di oggi. Da ieri tutti noi abbiamo centocinquant’anni, e l’augurio è che, crescendo, non dimentichiamo mai di essere Italiani, e che siamo fieri di esserlo.

  1. 18 marzo 2011 alle 17:56

    Sentirsi o non sentirsi Italiani? Spero che prima o poi inizieremo a renderci conto che innegabilmente lo siamo, che asserire il contrario è quindi un gesto privo di ogni logica, e lavarsene le mani forse non è d’aiuto a nessuno.
    Viva l’Italia, e viva gli Italiani.

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