Acciaio

Via Stalingrado; Francesca ed Anna sono due adolescenti di Piombino immerse in una difficile realtà operaia appena alle soglie del nuovo millennio e coinvolte anche loro nella meccanica quotidianeità della Lucchini, l’enorme acciaieria che da lavoro a tutti i giovani livornesi di ben poche speranze, compreso il fratello di Anna, Alessio. Tutto ciò che le circonda è fatica e sudore, rabbia e sconforto ma le due, giovani donne di aspetto incantevole, sembrano impermeabili ad ogni messaggio esterno e si cullano nella loro a tratti asfissiante amicizia, sostenendola e proteggendola da una realtà che sembra aver contratto una terribile malattia: la rassegnazione. Loro non si rassegnano e sognano un futuro incantevole pur rimanendo con la fantasia nella loro vecchia Piombino, immaginandola piena di turisti, di macchine lussuose e sognando il giorno perfetto in cui sarebbero andate al mare, all’Isola d’Elba e ci avrebbero passato la giornata.  Esiste solo l’estate per Anna e Francesca, la spiaggia, i prati verdi, le altalene e i ragazzi che le fissano a bocca aperta accogliendo ingenuamente quelle provocazioni fini a sé stesse come potenti dichiarazioni d’amore, anche se il loro intento sembra esclusivamente quello di stuzzicare, ricevere ancora conferme sulla gradevolezza del loro aspetto e l’ipnotico effetto prodotto sull’altro sesso. Ma in realtà è solo Anna a divertirsi con i ragazzi che per Francesca sono un seccante ostacolo da superare prima di rimanere di nuovo sola con lei. Un giorno, spinta dall’atmosfera surreale e intima Francesca bacia sulle labbra l’amica di sempre che la respinge incredula. Nei giorni successivi i rapporti si raffredano e le due amiche, complici anche due situazioni familiari complicatissime e la diversa scelta delle scuole, si separano. Anna incontra un amico del fratello, anche lui operaio della Lucchini che diventa il suo ragazzo, mentre Francesca, sempre più oppressa da un padre violento che la chiude in casa, si sente tradita e abbandonata e nega anche il saluto ad Anna. Una realtà più grande di loro le coinvolgerà in difficoltà estreme che pure non riusciranno a tenere lontano il pensiero incessante del loro rapporto e proprio mentre la conferma di un’infame destino coinvolge tutta Via Stalingrado in un dolore senza pari, Anna e Francesca decidono di andare avanti nonostante tutto e si preparano, insieme di nuovo, per andare all’isola d’Elba.

Chiara, essenziale ed efficace,  l’opera prima di Silvia Avallone racconta la storia di una amicizia che va oltre le più atroci complessità, le perversioni e i più preoccupanti dubbi. Pensieri, parole e misteri adolescenziali vengono analizzati e sviscerati con sapienza, fermandosi sempre un attimo prima che un elemento riveli più di quanto dobbiamo sapere. La situazione precipita gradualmente in una tragica concatenazione di eventi ma ci lascia, proprio nel momento più nero, un ricco barlume di speranza che riporta a galla tutto. Resta però solo sullo sfondo quel mondo operaio preso a leitmotiv del libro, che più che indurre ad una profonda riflessione sul proletariato dimenticato dalla società che conta, rimane un mirabile spunto su due identità in formazione contro un universo di conflitti interni ed esterni.

Con Acciaio Silvia Avallone ha vinto il Premio Campiello 2010 nella categoria Opera Prima e si è classificata seconda al Premio Strega del 2010 vinto da Pennacchi con Canale Mussolini.

“L’estate del 2001, nessuno la può dimenticare. Anche il crollo delle torri fu, in fondo, per Anna e Francesca, parte dell’orgasmo che provarono nello scoprire che il loro corpo stava cambiando”.

Silvia Avallone, Acciaio, Milano, Rizzoli, 2010.

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