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La cultura del razzismo

Qualche anno fa erano “negri” e nessuno si scandalizzava. Erano “negri” nella vita quotidiana, al cinema, in tv, nei libri e nei giornali, e nessuno si sentiva in dovere di gridare al razzismo. Forse nessuno gridava al razzismo perchè qualche anno fa si viveva in un’epoca molto più razzista di quella attuale, forse, o forse perchè non era ancora radicata la cultura del razzismo.
La cultura del razzismo ci ha insegnato a chiamarli “neri”, “extracomunitari”, “afro-americani”, “congolesi, kenioti o sudafricani” o meglio ancora “di colore”, chissà poi di quale.
La cultura del razzismo fa parte dello stesso filone formativo che ci ha portato gli “operatori ecologici”, il “personale ATA”, il “clochard”, “l’incapace di intendere e di volere” o meglio ancora i “diversamente abili”, come se un paraplegico fosse “diversamente abile a camminare”.
Ma la cultura del razzismo ci ha permesso di essere razzisti senza darlo a vedere, in completa libertà, facendo apparire incivile chi ancora usa termini come “spazzino”, “bidello”, “barbone” e “pazzo” ma perseverando nel distinguere, in maniera civile, il “nero” dal “bianco”.
E così passano le epoche e senza accorgersene restiamo un popolo razzista. sicché da una velata distinzione tra “neri” e “non-neri” (mai infatti si chiama “giallo” un cinese o “biondo” uno svedese) pian piano si assimila la distinzione tra Cristiani e Musulmani, Occidentali e (Medio)Orientali o Buoni e Cattivi, ma finché non viene utilizzata la parola “negro”, a nessuno viene in mente che si tratti di razzismo.
Penso ad Obama, un “nero”, ma neanche tanto, l’uomo quindi del riscatto e simbolo di una società che progredisce, del razzismo che non esiste più. Obama si insedia a Gennaio e in Febbraio viene coperto di critiche per la Finanziaria; Obama si presenta come un Presidente contro la guerra ma ad un anno dall’insediamento aumenta gli investimenti per l’Iraq e l’Afghanistan e il successivo Premio Nobel per la Pace acquista quindi un ghigno sinistro; la legge Sanitaria passa tra mille difficoltà solo quando si è giunti a debita distanza dalla rivoluzione accennata in campagna elettorale; per perdere le Olimpiadi si sceglie Chicago; l’Illinois, feudo democratico, con Obama Presidente passa ai repubblicani. La lista è lunga, e alla fine Barack Obama avrà il sapore amaro di un’occasione persa, di un tentativo andato a vuoto, in una società che forse non ha bisogno di progredire tanto quanto ne ha di guardare al passato. Nessuno osa appellare Obama come “negro”, ma presto una delle più fallimentari legislature americane sarà quella di un Presidente “afro-americano”.
E’ razzismo, e il razzismo non si manifesta dando del “negro” ad un “nero”, ma permettendo alla cultura del razzismo di indurci a scovare differenze tra noi e il colpevole di turno.

  1. Anonimo
    16 gennaio 2011 alle 13:04

    certo, una descrizione reale sull’attuale attegiamento del presidente. nessuno avrebbe mai pensato durante la campagna elettorale che anche lui er a ed è legato alle lobi della guerra. ma sai l’uomo è ambizioso, e l’ambizione acceca, rende l’uomo senza scrupoli, senza morale e molto spesso dimentica il suo ieri! ho il dubbio amletico che forse non è negro! ma forse un po abbronzato!!!!

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