Tre

Non c’è neanche da essere così d’accordo sul fatto che per dovere di calendario l’ultimo giorno dell’anno occorra scrivere qualcosa per forza. Di fatti non volevo farlo. Poi però, capite com’è, si gira e si rigira per la rete sapendo, per rimanere in tema Troisi, da cosa fuggiamo ma non cosa cerchiamo, e si inciampa in quella realtà che ti fa sorridere, non riflettere, solo sorridere e vuoi condividerla, sbagliatissimo anche questo perché oramai il concetto di ‘tenere una cosa per sé’ è andato a farsi benedire. 
Brevemente. Un anno di guerre è passato, un altro anno di guerre sta cominciando. Con la speranza che la vostra pistola si inceppi non appena le intenzioni si fanno più bellicose, con la speranza che le armi migliori se le siano prese persone che ragionano poco e si lasciano trasportare e che quelle persone siano (è sempre quello l’augurio) una minoranza, con la speranza che tutti abbiano una base, solida o meno da cui, non ripartire (perché nessuno si ferma) ma proseguire. Con la speranza che chi vuole andare vada, e chi vuole restare resti. Con la speranza che anche se le certezze sono sempre di meno, la voglia aumenti sempre di più.

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