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Il manifestante

Due parole. Ieri sono stato alla manifestazione. Dovere di cronaca, curiosità, protesta, mettiamola come ci pare, fatto è che sono stato alla manifestazione.

Ho visto molta gente, giovani soprattutto, giovanissimi in molti casi. Ho visto chi ci credeva davvero, chi non aveva colore politico ma solo voglia di manifestare pacificamente il proprio sacrosanto dissenso, chi non aveva bandiere di partito, non cantava “O bella Ciao” e non aveva minacciose bottiglie di birra o vino in mano, che non si sa  mai se sono più pericolose piene o vuote. E poi ho visto caschi con la visiera tirata giù, mazze, pietre, petardi e bombe carta . Sono passato accanto ad aliti incommentabili, ho sentito dire “se non si levano voi spingeteli” oppure “rimanete nei ranghi” neanche si fosse in guerra.  Ho visto uno studente piangere alla vista dei primi lanci di oggetti contro la polizia, “avete rovinato tutto!” l’ho sentito gridare. Molti li chiamavano “i soliti quattro idioti” che vogliono fare casino e per questo “mettono nella merda tutti” ma ho subito osservato che non erano quattro, ma file e file di ragazzi con il volto celato e pezzi di plastica arrangiati a scudi di guerra alla bene e meglio; non solo i black bloc arrivati soprattutto dopo,  ma centinaia, fra giovani e meno giovani, che ti sfilavano veloci al fianco con inequivocabili tenute belliche, l’aria severa e un po’ intollerante, la stessa che assume un impiegato indaffarato quando passa davanti ad un ozioso collega. Ho visto manifestanti litigare fra di loro, darsi spintoni, sfidarsi a chi ha più palle. Ho visto fiamme e sangue, lacrimogeni e vernice, calci e pugni, scorrere fra persone senza un volto, senza un’identità, con un’idea nella testa impossibile da interpretare. A fine giornata alcuni penseranno che quello che si è visto oggi non ci rappresenta, altri penseranno che meglio di così non poteva andare e si coccoleranno le superficiali ferite sentendosi uomini. La giornata si è conclusa con 90 feriti e 40 fermi. Nient’altro.

  1. Kris
    15 dicembre 2010 alle 10:02

    si, ma qual’è il punto di questo articolo?

  2. uecc87
    15 dicembre 2010 alle 10:19

    Nessun punto, è solo quello che ho visto ieri, non si può arrivare ad una conclusione proprio perchè i partecipanti erano, come sempre, talmente diversi fra loro che una protesta pacifica e unanime è risultata impossibile e per lo stesso motivo è impossibile giudicare il manifestante medio perchè non esiste. Tuttavia immagino che molti non avranno nessun problema a farlo. Grazie mille del commento, ciao

  3. Bea
    15 dicembre 2010 alle 20:20

    Tu hai visto, voglio un tuo commento di quello che hai visto, che ne pensi?
    Tu sei giovane ed è la prima volta che vedi queste cose, io che sono adulta le ho vissute più di una volta………però alla mia epoca si faceva per una ideologia a cui si credeva, per ideali che ci facevano andare avanti…..questo non ho visto ieri…….ho visto solamente vandalismo e non credo che sono stati gli studenti……..perchè gli studenti di oggi sfilano…e basta……non voglio dire che si devono comportare da vandali no, questo no, pero’ un farsi sentire di più…..

  4. st.pauli
    16 dicembre 2010 alle 16:05

    anche a me è sembrato vandalismo puro.
    il giorno successivo mi aspettavo di trovare una facoltà (scienze politiche,Romatre)in rivolta. di quella che era un’occupazione “cogestita” non erano rimasti neppure gli striscioni fuori. calma piatta. ho pensato: è la quiete prima della tempesta. mi sbagliavo.
    le conclusioni sono: gli studenti non sono abbastanza incazzati, gli incazzati veri sono i precari(e in piazza erano presenti). i facinorosi si possono dividere in infiltrati e vandali.
    Certo che genova 2001 ha cambiato per sempre il modo di manifestare

  5. uecc87
    16 dicembre 2010 alle 23:43

    Bea un punto di vista è difficile perchè ci sono troppe ideologie in campo, come faccio a giudicare il manifestante medio se il manifestante medio non esiste. Ad esempio martedì c’erano addirittura gli ultras che hanno visto nel corteo la giusta occasione per picchiare qualche poliziotto.
    Franco condivido più che la mancanza di rabbia, l’assenza di voglia costruttiva, quel desiderio di capirci qualcosa prima di tutto, mentre ho visto, e lo ripeto sottolineandolo, bambini attrezzati a fare la guerra, ragazzi che capiscono che qualcosa non va, non sanno di preciso cosa e perchè, e quindi scelgono la via più facile e gloriosa, sfasciano tutto.

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