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Vi odio, cari “studenti”

Stupidi!
Si una massa di stupidi, inetti, superficiali, rozzi, gretti, biechi, violenti e volgari scivola fragorosamente per le vie della Capitale e di chissà quale altro posto.
Una massa di palle, palle ben esposte (perché forse il senso di tutto ciò è di mostrare a tutti che le si hanno), che muovono violenza a destra e a manca per una decisione che il Parlamento ha preso mesi fa!
Ehilà? Pronto?! Ehi, piccoli bulli di periferia, buongiorno! E’ passata la fiducia! E allora, cosa pensavate, che il Governo cadesse? Che Fini pugnalasse alle spalle l’uomo per cui fa la vita che fa? E che magari si andasse alle elezioni!? E che addirittura potesse vincere il “Centrosinistra”? Beh se la pensavate così ecco spiegato perché vi chiamo stupidi.
E poi? Il Governo auto-decide di auto-salvarsi e voi che fate? Date anche il pretesto per fare apparire la cosa come una scelta doverosa, date modo di giustificare agli occhi dell’Italia le cariche dei Carabinieri, voi, che dovreste essere la forza del Paese, non riuscite neanche a comprendere la realtà in cui vivete.
Voi a cui hanno affibbiato indebitamente il titolo di “studenti”, così da includere anche quello tra le decine di pregiudizi che ormai pendono sulla testa di chi si informa su Internet, di chi legge Saviano, di chi ha l’orecchino al naso o i pantaloni larghi, di chi guarda RaiTre, o Annozero, chi stima Ernesto Guevara, chi porta la barba lunga, chi porta la barba lunga per rispetto al proprio Dio, di chi va in giro a definirsi onesto. E libero.
E voi, che ora li considerate paladini di una morale che non hanno, che non esiste, se aveste passato un po’ di tempo a riflettere sulla Storia da cui voi stessi prendete spunto, avreste notato che lo spettacolo era andato in scena 30-40 anni fa e il risultato ce l’abbiamo tutti sotto gli occhi. Eppure s’è perseverato, abbiamo preso le pagine della Storia di questo Paese e le abbiamo usate come un copione, da ripetere a cicli continui, per essere in pace con noi stessi e poter dare addosso a chi, come me, è rimasto a casa. Domani ci ritroveremo la stampa, la TV, la maggioranza degli Italiani che giustamente ce l’avrà a morte con noi. Con noi di una generazione nata disgraziata per gli stessi errori che prima commisero i nostri padri ed ora stiamo commettendo a nostra volta.
Non so se sarà mai possibile, ma è ora che ci mettiamo in testa che per noi non c’è più speranza, noi siamo vecchi e in ritardo, e se proprio vogliamo far qualcosa per l’Italia bisogna pensare al futuro, ai nostri figli! I problemi, questi problemi, non si possono risolvere in una settimana, un anno, ma ce ne vorranno tanti quanti ne sono stati necessari a crearli. Bisogna salvare i giovanissimi, facendoci capire e cercando di spiegare loro come arrivare alle giuste conclusioni, non cercando di inculcargli parole senza senso che svaniscono appena accendono la TV. E’ un progetto a lungo termine, lunghissimo, ma l’unico; un giorno, quando le generazioni future vivranno il presente che stiamo vivendo noi, molta gente conserverà ruolo e dignità, ma voi, dietro alle vostre scrivanie, inizierete a sperare di essere dimenticati.
La violenza per le strade è roba vecchia, è roba che ha fatto comodo prima e che continua ad essere a favore di chi ha bisogno che invece della testa, continuiamo a tirar fuori le palle.

Nel video, un’interpretazione di “Vi odio, cari studenti” di Pier Paolo Pasolini, pubblicato su “L’Espresso” nel 1968. Di seguito una riflessione dello stesso autore.

Nella mia poesia (Vi odio, cari studenti) dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l’attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescia, in quanto il potere oltre che additare all’odio razziale i poveri – gli spossessati del mondo – ha la possibilità di fare anche di questi poveri degli strumenti, creando verso di loro un’altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come ghetti particolari, in cui la qualità di vita è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università.

  1. BeaLex
    15 dicembre 2010 alle 10:52

    Mi piaci sempre…….questo paragone lo hai azzeccato.

  2. coki
    15 dicembre 2010 alle 18:42

    fortunatamente non tutti i poliziotti vengono dalle famiglie disgraziate che tu descrivi e non tutti i figli di poliziotti hanno dei genitori disperati.

    comunque se hai letto i giornali i “quattro idioti” da te descritti erano molto probabilmente infiltrati…

  3. 15 dicembre 2010 alle 18:50

    @Coki: Fortunatamente non tutti, però purtroppo molti. La realtà di 40 anni fa e quella di oggi forse hanno molti più aspetti in comune di quanti possiamo immaginare. Compresi gli infiltrati, quelli di allora e quelli di oggi. Perchè, pensavi fossero studenti?

  4. st.pauli
    15 dicembre 2010 alle 19:01

    sono daccordo con te con la visione Pasoliniana della questione. credo pero’ che questa volta i manifestanti non siano solo “i figli di papa’”, credo che questa volta abbiamo fatto esplodere la rabbia di una generazione. una generazione che sta messa peggio,se possibile, della tanto citata “generazione milleeuro”. E i ragazzi non mi sembrano pavidi (termine che da ieri è diventato una delle mie parole preferite). quindi,tanti,incazzati e motivati…si salvi chi puo’

    • 15 dicembre 2010 alle 20:17

      Tanti, incazzati, motivati, con le pezze al culo che però rischiano di fare a botte, in futuro, con una marea di illusioni. E questo, stavolta, non ce lo possiamo permettere.

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