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Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (Parte II)

(Segue da Parte I)

Un giorno tutti noi incontreremo uno straniero alto e scuro che ci cambierà per sempre la vita. Forse non l’uomo dei nostri sogni, come erroneamente traduce d’abitudine il cinema di casa nostra, ma un uomo che entrerà con prorompente vigore nelle nostre vite per darle una fugace scossa nel cielo plumbeo d’autunno uscendone spesso come vi è entrato e lasciando noi mesti a raccogliere i cocci che cotanto fragore ha sparso sul pavimento.
Il trucco non è prendere il treno al volo, il trucco è starsene sulla banchina deserta, col sole, la pioggia, il vento e la neve, di quelli forti che ti spaccano le labbra, ti arrossano il viso, ti provocano brividi che imperversano per tutto il corpo, mentre il mondo intorno gira come elettroni di uno stesso atomo, frenetici ma sempre al loro posto, intorno alla stazione deserta, intorno a quello che poi, alla fine, è l’unico vero viaggiatore.
E’ ufficialmente aperta la caccia alla summa del pensiero di un uomo che di pensieri ne ha tirati in ballo parecchi.
Se “Whatever works!” narra le vicende meccanicisticamente incastrate di un marchingegno caotico dal funzionamento ai più oscuro ma dall’evidenza perfettamente funzionante che chiude ogni discussione circa la sua fruibiltà, l’ultima fatica vede la vita dal punto di vista diametralmente opposto, quello secondo cui la fisica delle particelle è materia grezza rispetto all’etereo concupiscibile appannaggio di un animo nobile.
Perciò capita che mentre tutti si dannano l’esistenza alla ricerca della perfezione matematica, della decisione ultima, della mossa strategica, per sfuggire ai patemi che per forza di cose la vita ti mette di fronte e su cui da sempre si fonda, qualcuno comprende che un treno arriva, deve arrivare, sta arrivando, e fregandosene della destinazione si focalizza su che tipo di treno si tratti, di quanti convogli dispone, che fermate abbia in programma e riesce a farlo senza chiedersi in che modo sia in grado di riuscirci, senza sentire il bisogno di spiegarlo alle freddi menti scientifiche che come elettroni girano intorno allo stesso atomo, frenetici ma condannati a tornare sempre al punto di partenza, semplicemente ci crede perché s’è convinto della plausibilità dell’evento, con naturalezza, semplicità, senza il bisogno di un marchingegno che funzioni.

Il treno poi passa, passa per tutti, inatteso ma inesorabile, ma il trucco non è impostare un esistenza nello scopo di costruirselo, bello, rapido, comodo e funzionante, ma sapere che se lo aspetti, e se sai aspettare, un giorno o l’altro, quello giusto, arriverà.

Categorie:Cinema, Filosofia Tag:,
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 9 dicembre 2010 alle 17:29

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