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Il Paese che non c’è più

Abbiamo creduto prima e sperato poi che questo fosse un Paese civile, abitato da persone perbene, gente di cui andare orgogliosi, per poi svegliarci una mattina, e la mattina dopo, e la mattina dopo con l’incubo che forse non è così, che forse è il caso di iniziare a guardarci le spalle, che forse è meglio iniziare a relazionarci agli altri con sospetto, che magari nel vicino di casa, o nel collega o in un nuovo amico si possa nascondere un uomo diverso da quello che appare.
La strettissima attualità ci sta facendo accorgere che pian piano stiamo consegnando il nostro Paese a persone estranee a noi, con principi diversi, morali, qualora ci fossero, diverse, culture opposte e, talvolta, pericolose, persone che impiegano le loro giornate depredando, sporcando, svilendo agli nostri occhi e a quelli del mondo intero il nostro Belpaese. Senza parlare poi gli atti orribili di cui si sono dimostrati capaci alcuni: uccidono le ragazzine, stuprano le donne durante la notte, distruggono intere famiglie obnubilati da droghe di ogni tipo, droghe che poi vanno anche a spacciare nel parco sotto casa o all’uscita della scuola, entrano persino nelle nostre case per sottrarci quelle poche ricchezze che ci restano, quei piccoli resti di una vita trascorsa sovente a spezzarsi la schiena anche per loro, alle dipendenze di una persona che si interessa a te solo per trattarti da schiavo. E spesso, ed è ciò che suona sempre più assurdo, ci sentiamo anche dare la colpa, il dito puntato contro, mentre loro tentano di nascondersi dietro lo scudo del falso pietismo e della più vile retorica.
Eppure siamo sempre andati avanti, prima per noi, poi per i nostri figli, per dargli un’istruzione e la possibilità di crescere in un’Italia migliore, ma ora, mattina dopo mattina, ci accorgiamo del contrario, guardiamo fuori dalla finestra e non riconosciamo più quello che vediamo, con in mano solo ricordi di un Italia che piano piano non c’è più, di tutte quelle speranze che ci riempivano l’anima, quando stretti stretti su quelle tinozze fatiscenti abbiamo pregato in nostro Dio e abbiamo attraversato il mare.

  1. Niccolò stella
    7 dicembre 2010 alle 18:16

    Pienamente d’accordo(uno dei pochi forse). Il punto principale che la gente non capisce è che qui non si tratta di razzismo! se tutti gli italiani avessero garantiti un lavoro, una casa e una qualità della vita dignitosa sarebbe da stupidi e da pazzi non aiutare le altre nazioni/popoli in difficoltà! il punto è che noi NON stiamo bene NON abbiamo una casa(per forza quella di mamma e papà!),la situazione sul lavoro penso che sia un disastro dalla portata immane e la qualità media delle famiglie è abbastanza pessima.Ovviamente appena la maggior parte della gente sente nominare la temibile parola “razzismo” ecco subito che sale il solito sentimento perbenista quindi preferiamo sguazzare nella merda ma continuare a accogliere nel nostro paese tutti quelli che capitano.ovviamente con l’aumento delle persone aumentano i problemi di gestione delle varie città. ora verrò tacciato come un razzista ma mi ricordo bene che 10-15 anni fa quando non c’era tutta questa immigrazione si viveva molto meglio! e vorrei dire a tutti i vari pseudo sinistroidi che non sono al corrente dei veri problemi che siete favorevoli all’immigrazione solo perchè fa tanto anti-silvio la sera con gli amici!
    Ora farò il classico esempio che faccio a tutti: prima di parlare andate in città con una forte componente di immigrati e viveteci per una anno o due poi ne riparleremo(se avrete il coraggio di essere onesti e di pensare con la vostra testa!!)

  2. 7 dicembre 2010 alle 18:49

    Boh, più che un discorso interpretativo secondo me è proprio una questione di indottrinamento. Purtroppo il messaggio che facciamo arrivare dalla TV è senza alcun dubbio razzista, ma piano piano lo stiamo assimilando senza più scorgerne le sfumature. Ecco quindi che post come questo vengono visti come razzisti (e tu sai di cosa parlo) quando invece vanno nella direzione diamentralmente opposta. Se ci viene indotto un tale modo di pensare, ecco che senza accorgecene pensiamo in quel modo.
    Il problema, poi, concreto dell’immigrazione è decisamente complesso, forse troppo per descriverlo brevemente qui, ma quantomeno cerchiamo di non perdere la bussola e di capire bene cosa, e soprattutto chi, non va davvero in questo Paese.

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