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Dissertazioni di macroeconomia

Sono un rogue economist, per usare un’espressione venuta alla ribalta recentemente, e mi sono divertito a fare il piccolo guru giocando con numeri e previsioni.
Sono stufo marcio di swing points, bollinger charts, resistenze, supporti e tutte queste belle cose.
Il mondo non ci ama e non ci odia, ci ignora. E fino a quando non ci renderemo conto che non esiste nessun buono e nessun cattivo, che e’ come dire che i buoni e i cattivi siamo noi, saremo sempre degli sciocchi ciechi e alla merce’ di chiunque passi.
Anche nel mondo della finanza, fatto disgraziatamente di esseri umani, i memi la fanno da padrone. E ci si ritrova dietro a mode non meno stupide del braccialettino che ti mette in bolla i chackra o del mantra che ti allinea con i movimenti di mercato (non sto inventando, non sottovalutate mai i coglioni: sono ovunque).
Piccola parentesi: i concetti di coerenza e tradimento in finanza non contano nulla. Mi spiego: i memi della coerenza e di condanna del tradimento sono molto forti per ragioni troppo lunghe (e relativamente banali) per essere affrontate in questa sede, ma non funzionano nel mondo finanziario (serio, non tra i cialtroni).
Ergo, non c’e’ nulla di strano nel cambiare posizione dell’arco di ore anche radicalmente. Il problema casomai non e’ SE si e’ cambiata idea, ma per quale motivo.
Detto questo, e partendo dalla base che ho capito e imparato più’ macroeconomia da Douglas Adams e in particolare da Parrots, the Universe and Everything, sarà bene che impariamo a prendere le misure del pianeta.
Fino a pochi decenni fa ci siamo mossi in un ecosistema talmente vasto rispetto alla nostra popolazione da poter essere approssimato ad illimitato in termini di risorse.
Non e’ più’ così’.
E a poco serve buttarla sul patetico o buonista e tutte quelle cose, se non si accompagnano a soluzioni serie e sostenibili nel futuro.
Gli ecologisti in linea di massima si esprimono male, e si fanno capire peggio. Non ha senso preoccuparsi per il pianeta. Il pianeta sta benissimo. Ha visto cinque estinzioni di massa, non sarà la sesta a spaventarlo. Per di più anche ipotizzando che ci sia un finale alla Stranamore, nella peggiore delle ipotesi in trenta o quarantamila anni non rimarrà traccia della nostra sporcizia.
Dovremmo preoccuparci del NOSTRO futuro, e di come pensiamo di vivere su questo piccolo pianeta dopodomani.
Poi qui si aprono mille discorsi troppo vari per essere anche solo accennati, ma potrebbero essere lo spunto per altri post. O forum.
Sempre citando Adams, anche la nostra concezione di normalità e’ curiosa quantomeno.
Viviamo sulla superficie di un pianeta con una sottilissima calotta di gas in orbita intorno ad una fornace nucleare nella provincia di una galassia che e’ una di non sappiamo quante in un universo di cui sappiamo ancora pochissimo e che sembra fatto in massima parte di nulla.
Se questo e’ il nostro concetto di normalità non stupisce che poi si facciano errori grossolani nel resto.
Il discorso che vorrei portare all’attenzione degli eroi che hanno resistito e letto fin qui questo modesto sfogo e’ che non ha senso pensare in termini politici o ideologici: quello che manca oggi, oltre ad un po’ di buon senso, e’ la logica.
Con i dati che abbiamo e un po’ di logica non sara’ difficile individuare le strade sensate da seguire, per sgradevoli che siano.
Siamo dei bimbi viziati e possiamo scegliere se prendere o meno la medicina cattiva, ma saremo solo noi i responsabili e solo i nostri discendenti a pagarne il prezzo (che da un lato e’ fico).
Per concludere vorrei citare il compianto Bill Hicks:
“Relax, it’s just a ride”

Postato da Bradipo Stanco su LN

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