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A serious man

L’ultimo lavoro dei Coen è una commedia leggermente diversa dalle precedenti, meno vivace ma più riflessiva e come al solito mai banale. Vi si narrano le vicende di Larry Gopnik professore di fisica in attesa di una cattedra all’università del Midwest. Nel giro di pochi giorni Larry si troverà a dover fare i conti con la separazione dalla moglie, i tentativi di corruzione da parte di uno studente e i problemi sempre più evidenti del fratello sociopatico. Con la classica ironia amara i Coen seguono Larry nella quotidianità portandoci a conoscere il figlio che sta per festeggiare il suo Bar mitzvah ma che sembra interessato principalmente a fumare erba, la figlia che gli ruba i soldi dal portafoglio per rifarsi il naso, la moglie apparentemente di ghiaccio e il fratello che passa le serate a curare una ciste che ha sul collo. I problemi sempre più numerosi porteranno Larry a farsi delle domande sulla religione e sulla vita in generale. Chiederà consiglio a tre rabbini diversi ottenendo risposte in ogni caso insoddisfacenti e che sottolineeranno l’estraneità degli altri alle proprie disgrazie.

 

La vita sembra metterlo alla prova nonostante, come più volte ripeterà il protagonista nella pellicola, non abbia fatto assolutamente niente. È  forse proprio questo il problema di Larry, o forse il problema  è che cerca di dare un senso alle cose e quel senso vuole che glielo chiariscano gli altri. Nel finale il dottore che lo aveva visitato lo chiama per parlargli delle sue condizioni di salute e proprio mentre fuori sta per scatenarsi un tornado, Larry si rende conto che per quanto si cerchi di capire e razionalizzare, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo come quel vento fortissimo all’orizzonte che minaccia catastrofi e come quel “dobbiamo parlare dei risultati delle sue lastre” che un po’ minacciosamente il dottore dirà a Larry al telefono. Estremamente allusive e divertenti sono le parole del rabbino Marshak, che recita al figlio delle frasi dei Jefferson Airplaine: forse c’è molta più verità lì, che in tutti i dogmi religiosi del mondo.

 

Un film che soddisfa in pieno gli amanti dei Coen dimostrandosi intelligente e ironico al tempo stesso, ma forse delude chi spera in un altro tipo di commedia e cerca semplicemente qualche ora di svago. Meno divertente di Burn after reading, l’ultima fatica dei registi statunitensi può ricordare a tratti L’uomo che non c’era, piuttosto che Fargo come era stato detto inizialmente, in ogni caso convince e lascia allo spettatore non pochi spunti di riflessione.

 

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